Questione di legittimità costituzionale: le spese per la tutela dei minori stranieri non accompagnati

Questione di legittimità costituzionale: le spese per la tutela dei minori stranieri non accompagnati

La legge 7 aprile 2017, n. 47, intitolata "Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati", risponde all'esigenza di tutelare in maniera specifica i minori stranieri non accompagnati, derogando alle disposizioni ordinarie in tema di immigrazione e protezione internazionale, in ragione della particolare condizione di vulnerabilità in cui questi soggetti si trovano. Essa contiene un insieme organico di norme che prendono in considerazione tutti i diversi aspetti di criticità che possono riguardare i minori stranieri non accompagnati, dal primo soccorso e identificazione alle procedure per l'inserimento nel sistema di protezione di richiedenti asilo e rifugiati. Oltre al divieto di respingimento alla frontiera è disciplinato il rimpatrio assistito e volontario finalizzato al ricongiungimento familiare e l'affidamento dei minori a strutture di accoglienza o, preferibilmente, a famiglie affidatarie.

La legge prevede, inoltre, l'istituzione presso ogni tribunale dei minorenni di un elenco dei tutori volontari, da selezionare e formare adeguatamente da parte delle autorità regionali garanti per i minori.

Nella pratica, tuttavia, è emerso un aspetto di incongruità della normativa, che non prevede alcun rimborso per le spese vive sostenute dal tutore nell'esercizio del proprio ufficio, oltre che nessun compenso. Trattandosi di soggetti che si prestano a ricoprire detto ufficio su base volontaria, la gratuità dell'incarico non pone problemi, in linea col principio generale espresso in materia dall'art. 379, co. 1, c.c.

Invece, l'esclusione di qualsiasi indennizzo per le spese sostenute in ragione della tutela rischia di rendere l'ufficio oneroso per il tutore, richiedendo a quest'ultimo un impegno che va ben oltre l'intento di solidarietà con cui esso rinuncia al proprio compenso.

Il rischio, pertanto, è che nessuno acconsenta ad assumersi l'incarico di tutore di minori stranieri non accompagnati, rendendo nei fatti impossibile applicare parte della L. 47/2017.


Il principio di gratuità della tutela e il diritto all'equo indennizzo per il tutore

L'art. 379 c.c., già citato, dispone la gratuità dell'ufficio tutelare, escludendo, pertanto, che al tutore venga corrisposto un compenso per il suo operato. Al co. 2, tuttavia, la norma prevede il riconoscimento a favore del tutore di un'equa indennità a carico del patrimonio del soggetto tutelato, che il codice rimette alla discrezionalità del giudice, in considerazione del patrimonio gestito e delle difficoltà legate all'amministrazione.

Quando la tutela è disposta a favore di un minore straniero non accompagnato, privo di un proprio patrimonio, la tutela si concentra sulla protezione dei diritti personali del minore, piuttosto che sulla gestione patrimoniale. Tale circostanza non esclude però che al tutore venga riconosciuta comunque un'indennità a copertura delle spese sostenute. Si pone a questo punto il problema di chi debba corrispondere tale indennità al tutore, a fronte dell'assoluta incapienza del soggetto tutelato, problema apparentemente privo di soluzione.

L'art. 21 della L. 47/2017, che contiene le disposizioni finanziarie per l'attuazione della normativa, non prevede alcuno stanziamento a tale proposito, né risulta che vi siano altri soggetti tenuti a corrispondere tale indennità. In particolare non si ravvisa la possibilità di porre tale indennità a carico delle strutture d'accoglienza presso cui trovano alloggio i minori tutelati. I compiti di tali strutture sono elencati dalla Circolare del Ministero dell’Interno Prot. n. 2255 del 30 ottobre 2015, emanata in merito all'applicazione del d.lgs. n. 142 del 18 agosto 2015, e non ricomprendono simili obblighi, limitandosi alla fornitura dei servizi necessari alla dignitosa sussistenza della persona.


La questione di legittimità costituzionale

Con la recente ordinanza n. 682/2017 V.G. del 19 ottobre 2017 (di seguito allegata), il Giudice Tutelare presso il Tribunale di Benevento ha sollevato questione di legittimità costituzionale in merito agli artt. 11 e 21 della L. 47/2017, in quanto violativi dell'art. 3 della Costituzione, per la disparità di trattamento tra incapaci italiani soggetti a tutela e minori stranieri non accompagnati, conseguente al fatto che, non essendo garantita alcuna indennità per le spese sostenute dal tutore, sussiste il concreto pericolo che nessuno si dichiari disponibile ad assumersene la tutela.

Il Giudice, infatti, rileva come i soggetti incapaci italiani, soprattutto se incapienti, percepiscono erogazioni socio-assistenziali che consentono, quanto meno, di far fronte al pagamento delle indennità di tutela.

Nelle more del giudizio di legittimità costituzionale, non resta che augurarsi una soluzione al presente impasse, che purtroppo non rende fruibile, non destinandovi risorse economiche adeguate, una soluzione che, almeno sulla carta, rappresenta un efficace presidio a protezione dei soggetti più vulnerabili nell'intero contesto dell'attuale fenomeno migratorio.


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