Contratto a tempo determinato

Contratto a tempo determinato: ormai una prassi nel mondo del lavoro

Da decenni, ormai, il mondo del lavoro va complicandosi. Non si arricchisce solo di nuove professionalità, ma anche di nuove forme contrattuali che offrono ai lavoratori più o meno tutele, e ai datori di lavoro più o meno garanzie. Nello specifico, chiunque, ormai, ha avuto una o più volte nella vita un contratto a tempo determinato che ne regolava l’attività lavorativa.

Per cominciare, cerchiamo di capire di cosa si tratta quando si parla di contratto a tempo determinato

Ci siamo già occupati, in passato, sia della differenza tra lavoro autonomo e subordinato e il rapporto di stage. Partendo da queste basi, continuiamo a parlare di contratti di lavoro prendendo in esame rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e determinato.

Contratto a tempo determinato o contratto a termine

Il contratto di lavoro a tempo determinato ha durata predeterminata, poiché si estingue automaticamente alla scadenza del termine indicato nello stesso. Dunque, la distinzione principale tra contratto a tempo indeterminato e determinato sta nell’esistenza o meno di un termine finale.

È evidente che il contratto di lavoro a tempo determinato dà minori garanzie al lavoratore, che si trova in una condizione di precarietà. Per tale ragione, questa tipologia di contratto è stata per lungo tempo malvista dal legislatore e il suo utilizzo era consentito soltanto in via del tutto eccezionale.

Tuttavia, progressivamente è emersa, parallelamente all’esigenza di tutelare i lavoratori, anche quella di sostenere le imprese, fornendo loro strumenti che ne aumentassero la competitività. Nel tempo, dunque, si è compreso che il lavoro a tempo determinato, il cosiddetto lavoro “flessibile”, è un elemento fisiologico del mercato del lavoro. Questo perché consente di ridurre il costo del lavoro che le imprese si trovano a dover sostenere. Questa consapevolezza acquisita si è tradotta, nell’ultimo ventennio, in una serie di interventi legislativi volti a regolamentare, e non più a limitare, l’utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato.

Ma come funziona il contrato di lavoro a tempo determinato?

Secondo la legislazione vigente, il contratto di lavoro a termine deve essere stipulato per iscritto, salvo che abbia durata inferiore ai 12 giorni; in mancanza dell’atto scritto, il contratto si intende stipulato a tempo indeterminato.

Secondo quanto previsto dall’art. 19, D. Lgs. n. 81/2015, come modificato dal D.L. 87/2018, non può avere durata superiore a 12 mesi. Tuttavia, la durata del contratto può essere aumentata oltre i 12 mesi, sino a 24 mesi, ma soltanto in presenza di una delle seguenti condizioni o causali:

alcune esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ossia non rientranti in quelle tipicamente svolte dall’azienda;

specifiche esigenze di sostituzione di altri lavoratori;

determinate esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria, che dunque non possono essere affrontati con il personale in forze;

specifiche esigenze previste dai contratti collettivi.

Quest’ultima possibilità è stata introdotta di recente ed ha una durata limitata del tempo, potendo essere utilizzata per stipulare contratti di durata superiore ai dodici mesi, ma comunque inferiore ai ventiquattro mesi, soltanto fino al 30 settembre 2022.

Fine contratto: proroga o rinnovo?

Quando il contratto a termine giunge alla sua fine, le possibilità per proseguire l’attività lavorativa fin qui svolta sono due: la proroga o il rinnovo.

PROROGA

Il termine del contratto di lavoro inizialmente concordato può essere prorogato fino ad un massimo di quattro volte. La proroga è libera nei primi dodici mesi. Se, però, il contratto prorogato supera il limite dei dodici mesi, nella comunicazione di proroga devono essere specificate le condizioni o causali di cui all’art. 19.

RINNOVO

Oltre a poter essere prorogato, il contratto a termine può anche essere rinnovato. La differenza tra proroga e rinnovo consiste nel fatto che, nel primo caso, il rapporto prosegue senza soluzione di continuità. Nel secondo caso, invece, tra il contratto e il suo rinnovo decorre un certo lasso di tempo, mai inferiore a dieci giorni.

Il contratto a termine può essere rinnovato solo in presenza delle causali e, comunque, per un periodo complessivo non superiore a 24 mesi.

Il diritto del lavoro è una materia davvero complicata e ricca di sfaccettature!

Si tratta però di qualcosa di presente nella vita di tutti e importantissima, tanto che, spesso, corre la necessità di avere supporto legale in situazioni sensibili e di difficile soluzione.

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Articolo scritto in collaborazione con l’avvocato Alice Pizzo

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