dopo di noi

La legge sul “Dopo di noi”: l’assistenza oltre la famiglia (parte 1)

La famiglia è la prima fonte di sostegno per chi ne ha bisogno, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista economico che da quello affettivo. Purtroppo, però, i figli non possono contare sempre sul supporto dei genitori, e l’avvicendamento delle generazioni è una cosa naturale, anche se non sempre privo di problemi. È il caso delle persone autosufficienti, che, quando perderanno col passare del tempo il supporto della famiglia, avranno bisogno che l’aiuto di cui necessitano provenga da un’altra direzione. A questa fattispecie ha pensato lo Stato, che con la legge sul “Dopo di noi” si mette in prima linea nell’assistenza a chi non può essere autonomo. 

Dopo di noi: una legge per garantire un futuro

La legge n. 112 del 22 giugno 2016 ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di specifiche tutele in favore delle persone con disabilità grave e delle loro famiglie. In particolare, tale legge mira a fornire degli strumenti giuridici che possano aiutare i genitori e famiglie a rispondere alla grande domanda: che ne sarà dei nostri figli disabili dopo di noi?

In realtà tale legge non crea nuovi strumenti di gestione patrimoniale ma rende più agevoli quelli già esistenti, soprattutto dal punto di vista fiscale e della fruibilità. I principali strumenti di gestione patrimoniale trattati dalla L. 112/2016 sono: il trust, il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. e i fondi speciali composti di beni sottoposti a vincolo di destinazione (c.d. contratto di affidamento fiduciario).

Oltre a tali strumenti (non toccati dalla L. 112/2016) si possono certamente annoverare la donazione, il contratto di mantenimento, la rendita e l’amministrazione di sostegno. Il trust è un istituto di derivazione anglosassone, non disciplinato dal codice civile, operante nel nostro paese dal 1992, anno in cui l’Italia ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 1985 sul riconoscimento di questo istituto e sulla legge applicabile ad esso.

Una “cassaforte” virtuale sotto sorveglianza: il trust

Il trust è un “contenitore” costituito da diversi beni, mobili e immobili, sottoposti all’amministrazione di un soggetto, detto trustee, il quale ha il potere/dovere di disporne secondo quanto previsto nell’atto costitutivo.

Affinché il trust sia conforme alla L. 112/2016, questo deve essere redatto per atto pubblico (formalità non necessaria nel trust ordinario) e nell’atto costitutivo deve essere prevista una figura di sorveglianza, c.d. “guardiano” (elemento non necessario nel trust ordinario), la quale ha il compito di vigilare sull’operato del trustee. Dal punto di vista giuridico, il fondo del trust costituisce un patrimonio su cui vi è un vincolo di destinazione (la cura del beneficiario) ed è separato dai beni del trustee, inoltre costituisce un patrimonio distinto rispetto a quello del disponente (colui che conferisce i beni nel trust), quindi non aggredibile dai creditori di quest’ultimo.

Dal punto di vista fiscale, le agevolazioni sono diverse: i beni conferiti nel trust sono esenti da imposte di successione e donazione; le imposte catastali, ipotecarie e di registro sono applicate in misura fissa (euro 200,00 ciascuna); esenzione da imposta di bollo; i comuni possono stabilire sui beni oggetto del trust franchigie, aliquote ridotte o esenzioni ai fini dell’imposta municipale per i soggetti passivi.

La legge sul “Dopo di noi”, solo una di molte tutele

Lo Stato non lascia sole le persone che hanno bisogno: per questo il complesso di leggi a loro tutela è vasto, e richiede conoscenza e pratica per sapersi destreggiare al suo interno. Se ne hai bisogno, rivolgiti a un professionista, contatta il nostro studio per avere assistenza: tutela i tuoi diritti!

rettificare i dati anagrafici

Rettificare i dati anagrafici e di Stato Civile

La vita, si sa, riserva sorprese e strade diverse da quelle che ci saremmo aspettati. Il cambiamento è una costante delle nostre esistenze, ed è forse questo che rende la vita bella ed eccitante, sempre capace di sorprenderci. Ma anche noi cambiamo col cambiare delle cose, e dai cambiamenti più lievi a quelli più marcati, per tutelare i nostri diritti e mettere lo Stato nella migliore condizione di riconoscere le nostre peculiarità e le nostre esigenze, possiamo avere, in determinati momenti, necessita di rettificare i dati anagrafici che ci contraddistinguono. 

Parliamo di qualcosa di molto ufficiale e tecnico: non semplicemente un pro-forma, ma un passaggio fondamentale che ci consente di vedere riconosciute le nostre caratteristiche individuali. Qualcosa di cui, insomma, tenere conto, e che conviene sapere come fare. 

Rettificare i dati anagrafici: un passaggio istituzionale

Nel nostro ordinamento è previsto un peculiare strumento che permette la correzione o la rettifica degli atti dello Stato Civile.  

In questo sento, ai sensi dell’art. 95 del Decreto del Presidente della Repubblica datato 3 novembre 2000, n. 396, chiunque intenda promuove la rettifica di un atto dello stato civile è tenuto a proporre un ricorso presso la sezione della Volontaria Giurisdizione del Tribunale nel cui circondario si trova l’ufficio civile presso il quale è stato registrato l’atto di cui si tratta. Viceversa, qualora si volessero apportare delle fattive modifiche al proprio nome e cognome, l’art. 89 del suddetto Decreto prevede un iter più gravoso la cui relativa domanda va inoltrata direttamente al Prefetto della provincia di residenza.  

Ma cosa intendiamo parlando di un “atto dello Stato Civile”? E quali sono gli “errori” per i quali può essere proposto il ricorso?  

I confini della materi, ovviamente, non sono così ben delineati, ma in sintesi possiamo definire gli atti dello stato civile come quegli atti pubblici riguardanti la vita di una persona. Ad esempio i certificati che attestano la nascita, la cittadinanza, il matrimonio o la morte. In quanto tali, questi devono essere registrati negli archivi dello stato civile presenti in ogni comune italiano. A tal proposito, l’art. 49 del D.P.R del 3 novembre 2000, n. 396 fornisce un novero pressoché completo dei provvedimenti che, annotati nell’atto di nascita, delineano lo stato civile di una persona e che sono pertanto passibili di eventuali correzioni o rettifiche. 

Quanto alla tipologia di errori per i quali può essere presentato ricorso si badi bene, dovesse trattarsi di un semplice errore materiale di scrittura, non servirà rivolgersi al Tribunale. Sarà invece sufficiente presentare un’istanza all’ufficio di stato civile che provvederà direttamente alla correzione. 

Rettificare i dati anagrafici, quando subentra il Tribunale

Ricevuto il ricorso e iscritto a ruolo il procedimento, il Tribunale può assumere tutte le informazioni che ritiene utili e può convocare, ove lo ritenga necessario, anche l’Ufficiale di Stato civile. Provvede poi a emanare un decreto motivato adottato in camera di consiglio, avverso il quale può essere proposto reclamo alla Corte d’Appello nel termine di dieci giorni. 

La procedura per rettificare i dati anagrafici, benché relativamente semplice, richiede certamente l’assistenza di un legale in grado di assistere l’interessato in tutte le sue fasi, soprattutto in quella d’ allegazione delle prove documentali finalizzate ad attestare la fondatezza della pretesa avanzata. 

Nulla è immediato, conviene sempre avere un professionista al nostro fianco!

Persino una cosa apparentemente semplice come rettificare i dati anagrafici è, come abbiamo visto, complessa quando poi le informazioni devono essere trasmesse nel modo più appropriato. Per questo poter usufruire dell’assistenza di un legale è sempre una garanzia: se hai esigenze di questo tipo, puoi rivolgerti al nostro studio! Tutela i tuoi diritti!

Articolo scritto in collaborazione con la dottoressa Silvia Pellicani